Escludendo i nostalgici irriducibili dei tempi ceausisti, sento quella malinconia trasformata in una sorta di certezza dalla bocca di alcuni che, pur non essendo nostalgici accaniti, hanno questo deragliamento dalla realtà riguardo alla scuola romena di prima del ’89. Ai tempi, dicono, si faceva scuola, non come adesso.
È vero? Si faceva più scuola prima della Rivoluzione? I manuali erano migliori di quelli attuali? Gli insegnanti erano meglio preparati di quelli di oggi? Gli studenti di allora imparavano di più rispetto a quelli di oggi? C’era un programma più “sano”?
Per quanto riguarda la migliore preparazione degli insegnanti, ci sono aspetti che minano questa generalizzazione: prima della Rivoluzione, la professione di insegnante era considerata privilegiata – per questo, nel sistema educativo arrivavano, oltre a insegnanti estremamente ben preparati, anche raccomandati o attivisti, insegnanti assunti per motivi politici e non necessariamente per le loro competenze.
Riguardo a quel “si faceva scuola”, non dimentichiamo la pratica obbligatoria a cui erano sottoposti gli studenti. Circa metà del tempo scolastico era dedicato alle ore di pratica, quando gli studenti dovevano andare in fabbriche o impianti, per completare il loro status di cittadini dei tempi socialisti. Bravi a scuola, bravi al tornio.
E se parliamo di scuola, i manuali erano costruiti attorno alla propaganda. Prima del periodo ceausista, erano di provenienza russa, a volte tradotti senza alcun tipo di adattamento al contesto romeno. Successivamente, i testi dei manuali umanistici, a partire dall’Abecedar, erano destinati a indottrinare secondo la linea di partito. Mia madre, insegnante di inglese, mi racconta che in letteratura non era permesso parlare di certi scrittori, anche se erano vitali per comprendere un certo movimento; non era permesso nemmeno descrivere una colazione britannica autentica, ma doveva essere adattata, necessariamente, ai cibi romeni. Così si arrivava a far mangiare a un britannico al mattino pane con margarina, invece di uova e salsicce. Nella sala delle lingue straniere, una collega, insegnante di francese, è stata rimproverata una volta per aver osato affiggere dei manifesti con le sculture di Rodin. L’idea è stata considerata propaganda capitalista e l’insegnante è stata severamente ammonita.
Ricordiamo anche la promozione degli studenti. Se avevi studenti con debiti, dovevi, come insegnante, fare un “rapporto di giustificazione”, in cui spiegavi quali erano state le cause di questo “insuccesso” – poiché la colpa apparteneva esclusivamente all’insegnante; se la scuola superava un certo numero di debiti all’anno, gli insegnanti venivano sanzionati con una riduzione dello stipendio. In queste condizioni, ovviamente, tutti superavano il Bacalaureat ai tempi di Ceaușescu.
La mentalità secondo cui ai tempi di Ceaușescu la scuola fosse migliore è, in realtà, un’illusione. Un’illusione che ci piace avere a causa della situazione disastrosa in cui si trova oggi l’istruzione: partendo da stipendi poco motivanti per essere davvero insegnanti (le eccezioni sono rare), fino alle innumerevoli riforme fatte in modo affrettato, che hanno prodotto solo gravi interruzioni. Per non parlare della moltitudine di ministri che il Ministero ha avuto dopo la Rivoluzione (25 in 29 anni!) – un chiaro indicativo della disinteresse per questo settore.
Non illudiamoci quindi. Il fatto che oggi l’istruzione in Romania sia lasciata a se stessa non significa che prima della Rivoluzione la scuola romena fosse una miniera d’oro. Mettendo in bilancio il disinteresse attuale delle autorità, con la propaganda dei “macellai” comunisti del passato, credo si possa trovare un equilibrio (per nulla piacevole): in Romania non è mai esistito, di fatto, alcun interesse reale per un sistema educativo efficace. Né ai tempi di Ceaușescu, né dopo la Rivoluzione.



