Ricette

Scoperta in biomedicina che potrebbe salvarci la vita un giorno

Un team di ingegneri biomedici ha creato una tecnologia al plasma che consente l’adesione di idrogel a materiali polimerici. In questo modo, si facilita l’interazione dei dispositivi creati dall’uomo con i tessuti umani.

L’idrogel è una sostanza strutturalmente simile ai tessuti molli del corpo umano. Di norma, affinché un impianto artificiale funzioni nel corpo umano, deve legarsi e interagire con i tessuti e le cellule nella regione in cui viene inserito.

La mancanza di questa interazione fa sì che l’impianto fallisca o venga addirittura respinto dal corpo umano. Il rigetto di un impianto comporta costi finanziari e sanitari estremamente elevati, sia per il settore medico che per i pazienti.

Cosa significa la tecnologia dietro la nuova scoperta
Il team di ricercatori, guidato dal Dr. Benham Akhavan e dalla prof.ssa Marcela Bilek della Scuola di Ingegneria Biomedica, è riuscito a combinare con successo composti di idrogel realizzati in seta e teflon con polimeri di polistirene.

“Sebbene siano simili ai tessuti naturali, i composti di idrogel sono difficili da utilizzare nella scienza medica a causa della loro struttura fragile e instabile. L’idrogel non si attacca facilmente a materiali solidi, il che significa che non possono essere utilizzati in impianti impegnativi come cartilagini e tessuti ossei”, spiega il Dr. Akhavan.

“La nostra tecnologia al plasma ci consente di attivare superfici con una struttura complessa e porosa, come le biostrutture, grazie all’adesione di biomolecole e idrogel”, afferma la prof.ssa Bilek.

Il processo di creazione della plasma può essere realizzato in un solo passaggio. Non genera rifiuti e non richiede l’uso di altre sostanze chimiche che potrebbero essere dannose per l’ambiente. Utilizzando questa tecnologia, sarà possibile migliorare i dispositivi biomedici, gli impianti di organi e le biostrutture di tessuto.

Nella ricerca, sono stati effettuati test sul nuovo materiale utilizzando biomolecole umane. La risposta cellulare è stata positiva. Il team che ha condotto lo studio intende espandere l’uso dell’idrogel negli impianti di organi e per materiali non polimerici come metallo e ceramica.

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