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Poesia celebre di Adrian Păunescu – Il dolore femminile

Il celebre Adrian Păunescu è stato un autore, critico letterario, saggista, direttore di riviste, poeta, pubblicista, paroliere, scrittore, traduttore e uomo politico romeno. È nato in Bessarabia, nell’attuale Repubblica di Moldova, ma ha vissuto e lavorato in Romania. Il pubblico romeno associa il suo nome al poeta che è diventato uno dei più amati del periodo contemporaneo e all’organizzatore del Cenacolo Flacăra, un incontro culturale musicale che si svolgeva periodicamente nelle grandi città della Romania. Purtroppo, è venuto a mancare nel 2010, ma le sue poesie rimarranno sempre nei cuori dei romeni. Ha lasciato per noi e per le generazioni future una parte della sua anima e della sua vita.

Ecco di seguito la poesia “Il dolore femminile”, la più bella poesia del maestro Adrian Păunescu.

Vi ho perdonati, vi ho coperti,
E, rimandare, non è saggio,
Dovremmo, riconoscerlo, finalmente,
La donna, non ha, comunque, alcun diritto.

Lavoriamo, come schiave, giorno dopo giorno,
Eravamo belle, sul primo percorso,
E la condanna di odiarci,
Anche voi, che ci amate, ce la date, sempre.

Stiamo in piedi, fin dall’alba,
E vi meravigliate che non siamo più snelle,
Ma voi, che vi credete sempre giovani,
Perché non vi comportate come degli sposi?

Ovunque ci date il diritto di lavorare,
Lavoriamo instancabilmente, con voi in fila,
Di tanto in tanto, nelle pance ci date bambini,
E voi partite per altre, ridendo,

Quando soffrite, ci chiedete accanto a voi,
O vi ubriacate, o avete lavorato troppo,
Vi piangiamo, quando andate in guerra,
O quando vi spaventate, a qualche consulto.

Eroicamente vi ho amato illegittimamente,
E legittimamente, eroicamente vi ho amato,
Ci picchiate, ci ingannate e noi lo sappiamo,
Anzi, altre volte, entravamo in circuito.

E quelle che, oggi, a breve termine,
Vi rubano i ricordi di ieri,
Pagheranno il piacere di un furto,
Fatale, con il furto dello stesso piacere.

E, a volte, pecciamo in modo puro,
Credendo, attraverso grandi lacrime, di occhi atei,
Che Dio stesso è un uomo
E non comprende le donne.

Ma, ahimè, una volta era troppo bello,
Come nei film d’amore era,
E ora, ci uccidiamo diligentemente
E quotidianamente ci distruggiamo senza motivo.

La vita ci sconfigge senza orizzonte
E voi ci sconfiggete, in modo canino,
Viviamo come vedove di guerra
E le mani si induriscono sempre.

Ora, quando sentite questo rimprovero,
Guardate, senza sguardo, indietro,
Annuiamo con la testa, generosi,
E credete che non si parli di voi.

E, tuttavia, si parla di tutti
Siete ugualmente cattivi e affamati,
Il dolore femminile per i mariti,
È un credito senza garanzie e interessi.

Vi è antipatico stare con noi, vi è antipatico,
E ci uccidereste, cari uomini,
Quindi vi preghiamo solo questo:
Potete offenderci, maledireci,
Ma fatelo con tono basso
E finché i bambini non dormono, aspettate.

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