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La Patriarcato Rumeno chiede la riapertura delle chiese: “La normalizzazione della vita sociale significa esercitare il diritto fondamentale alla vita religiosa pubblica”.

Dopo che il presidente Klaus Iohannis ha annunciato il rilascio delle restrizioni a partire dal 15 maggio, il portavoce del Patriarcato Rumeno, Vasile Bănescu, ha affermato che è necessaria anche la riapertura delle chiese dopo la fine dello stato di emergenza. Allo stesso tempo, molti fedeli si sono rivolti ai sacerdoti e alle autorità per chiedere la riapertura delle chiese, insieme ad altre istituzioni pubbliche, a partire dal 15 maggio.

”La Chiesa Ortodossa Rumena, come le altre confessioni religiose in Romania, farà sforzi naturali e rigorosamente argomentati presso le autorità statali per trovare insieme le vie razionali per un ritorno graduale, cauto, ma urgente, alla normalità, una condizione che non include solo una dimensione materiale, ma anche una spirituale”, ha dichiarato Vasile Bănescu.

Il segretario di stato Raed Arafat si oppone categoricamente a questo: ”Le chiese non potranno essere aperte dal 15 maggio, nel primo turno, vediamo nel secondo turno e con quali misure. Rappresentano una delle aree in cui si recano anziani e persone vulnerabili”. Anche il primo ministro Ludovic Orban ha concordato con le parole di Raed Arafat, affermando che, probabilmente, ”sarà permesso, la celebrazione dei servizi non potrà avvenire in spazi chiusi, ma all’esterno delle chiese. Arriva l’estate e si potranno organizzare in buone condizioni all’aperto, rispettando le misure sanitarie, con l’uso delle mascherine”.

Rareș Bogdan ha un’opinione diversa e chiede la riapertura delle chiese. “La Romania ha bisogno della Santa Chiesa. Tra le prime istituzioni che dovrebbero essere riaperte, ci sono le chiese. Io sono credente e, insieme ad altre milioni di rumeni, ho bisogno di andare in Chiesa, di ascoltare il servizio, almeno da davanti ad essa. Mi riferisco a tutte le Chiese, non solo alla mia, a quella Ortodossa”, ha dichiarato.

L’ordinanza militare numero 2 adottata il 21 marzo ha previsto misure rigorose per l’organizzazione di matrimoni, battesimi o funerali. Questa ordinanza ha previsto anche che i sacerdoti potessero officiarsi online, dalla chiesa, senza i fedeli. In questo modo si sono svolti anche i servizi di Pasqua.

La Chiesa Ortodossa Rumena desidera riprendere i servizi religiosi a cui possano partecipare anche i fedeli, ma al momento non si conosce una data certa. Marcel Vela è molto cauto e ha deciso che: ”La Chiesa deve fare un’analisi obiettiva, senza passione, per vedere cosa possiamo fare”.

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