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I bambini siriani sognano di morire, di andare in paradiso e di non soffrire più. Rapporto di Save the Children

Nel nuovo rapporto “Ferite invisibili” presentato da Save the Children vengono descritti gli ultimi 6 anni, durante i quali sono stati bombardati e affamati. Questi bambini hanno visto i loro amici e le loro famiglie morire sotto i loro occhi, sepolti tra le macerie delle loro case. Hanno assistito alla distruzione delle loro scuole e ospedali, alla mancanza di medicine e cibo. Almeno 3 milioni di bambini siriani sotto i sei anni non conoscono altro che la guerra e altre milioni di
sono cresciuti nella paura sotto l’ombra del conflitto. Loro sono la prossima generazione che dovrà ricostruire il loro paese distrutto.

Questi bambini non vogliono più soffrire. Non sorridono mai, hanno volti tristi e il dolore nei loro cuori è interminabile e inspiegabile.

“Ci sono bambini che sognano di morire per andare in paradiso e così avere un posto dove mangiare e stare al caldo. Vivono con la speranza di essere colpiti da un bombardamento per arrivare in ospedale e forse così scapperanno dalla città assediata. Ci sono bambini rimasti orfani a causa della guerra, che per un piatto di cibo si uniscono a gruppi armati”, afferma Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia. La guerra è un “affare” e spesso i gruppi armati sono gli unici che hanno soldi per pagare”, dice un ragazzino nel rapporto di Save the Children.

I bambini siriani sono sempre stressati e ansiosi. Non sono come gli altri bambini. Qualsiasi rumore sconosciuto, se una sedia si muove o se una porta si chiude, hanno una reazione. Questo è il risultato della loro paura – del suono degli aerei, dei missili, della guerra.

“L’esposizione continua a eventi traumatici e esperienze avverse ha portato la maggior parte dei bambini siriani a vivere in uno stress tossico, con gravi conseguenze sulla loro salute mentale e fisica, che possono danneggiare gravemente il loro sviluppo”, afferma Valerio Neri.

I bambini sognano frequentemente di tornare indietro nel tempo, prima dell’inizio della guerra. Alla fine delle interviste condotte con i bambini, è stato chiesto loro di pensare a qualcosa di felice nella loro vita. Dei 154 intervistati, 140 sono tornati indietro al 2011 per ricordi felici delle feste in famiglia
come compleanni, matrimoni e Ramadan o gite con la famiglia o con gli amici.

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