Mamma… esausta dopo una giornata di lavoro,
Tornavi a casa al crepuscolo e le tue labbra chiedevano solo acqua…
Nella borsa, solo un pezzo di pane, secco per il caldo estivo,
Quello stesso che in un canovaccio avevi avvolto la sera prima.
Appena entrata nel cortile cercavi subito i bambini,
Asciugandogli il viso con il grembiule, rimproverandoli perché erano scalzi,
Eri anche tu scalza, avevi i talloni screpolati,
Proprio come le mani lavorate dall’alba fino a notte fonda.
Tuttavia nei tuoi occhi c’erano stelle, e il tuo sorriso era di un angelo buono,
Eri così piena di pietà… piangevi anche per la pietra sulla strada…
Nella tua voce c’era sempre dolcezza, e il tuo petto era calore…
Anche la più grande riprensione era amara ma misurata.
Nei palmi, per quanto ruvidi, c’era tanta consolazione
Che avevano il potere di sciogliere sul posto anche il dolore più grande,
E nel bacio sulla fronte c’era un profumo di felicità
Che si riversava sull’anima per riempirla d’amore!
Al forno nel cortile ti mettevi a cucinare,
E la Luna spargeva oro nella tua polenta,
Eri così bella… eri così stanca…
A malapena strappavi da sotto le ginocchia un bastoncino di sorgo!
Sempre di fretta per i lavori, riordinando in casa,
Mettevi un goccio di petrolio nella lampada e poi ci sedevi a tavola
E alla debole luce della lampada e della candela davanti alle icone,
Tagliavi la polenta… sempre lamentandoti che avremmo avuto fame!
Ma nel poco che c’era sulla tavola c’era tanta abbondanza
Che rimaneva, sempre, qualcosa per ciascuno di noi
E ci esortavi a ringraziare con umiltà in preghiera,
Affinché Dio avesse pietà di noi anche nel giorno a venire!
Noi ci addormentavamo senza preoccupazioni nel sussurro della santa adorazione,
Nei tuoi palmi uniti scorreva una lacrima calda…
Che nessuno di noi vedeva… solo Dio la conosceva
E solo ora, guardando indietro, mia madre… la conosco anch’io!
Una poesia scritta da Liliana Burac



